Il 1902 si apre in Italia con alcune manifestazioni dei ferrovieri che minacciano scioperi se non saranno soddisfatte le loro rivendicazioni salariali, seguono a febbraio gli scioperi degli addetti del gas di Torino. Nella Trieste asburgica in quel freddo febbraio i fuochisti della compagnia di navigazione del Lloyd Austriaco scendono in sciopero uscendo dalle loro sale macchine dove, come scrisse la giornalista dell’epoca Amy Bernardy “Le vampate di calore mettono il cervello a una temperatura incontrollabile, che sprizza scintille come le fornaci sprizzano fiamme ……. Ma al di là della porticina dissimulata nella paratia verso prua impera unico signore il fuoco in un regno di tenebre. Ivi si allineano coi loro mostruosi corpi di locomotive, caldaie e fornaci. Da questa forza bruta, oscura e roggia sorge quella forza disciplinata e metallica che di là canta e ride, cuor della nave. Ma il cuor della nave più oscuro e più pauroso e più ardente è qui”. Sicuramente il lavoro del fuochista era non solo assai faticoso, ma pericolosissimo. Se una nave affondava, salvarsi, per chi era rinchiuso nelle viscere della nave, era a quei tempi praticamente impossibile.
Il 13 febbraio 1902 venne proclamato lo sciopero da trecento fuochisti delle navi del Lloyd, in quel periodo a terra, che protestavano anche per i quattrocento compagni imbarcati. Lo sciopero arrivava dopo mesi di tensioni tra la direzione del Lloyd e i fuochisti. Al primo nucleo di trecento lavoratori si aggiunsero via via gli altri, sbarcati dai piroscafi in arrivo. Ne derivò una progressiva paralisi dell’attività portuale. Lo sciopero dei fuochisti, ben presto trasformatosi in sciopero generale cittadino, fu una delle pagine più intense della storia del movimento operaio della nostra città, come ricorda Piemontese nel suo libro.
La direzione del Lloyd Austriaco in un primo tempo tentò di sostituire gli scioperanti con altri lavoratori, ma lo schieramento dei fuochisti e di tutta la classe operaia triestina era estremamente unito. Il 15 febbraio 1902, dopo una dichiarazione di disponibilità alla trattativa da parte del Lloyd che aveva verificato come risultasse impossibile rompere il fronte dei lavoratori, si svolse un grandioso comizio al Politema Rossetti organizzato dal Partito Socialista al quale parteciparono Carlo Ucekar e Valentino Pittoni e, in rappresentanza dei fuochisti in sciopero, Ferdinando Castro. Ucekar -che era stato candidato per il Partito Socialista al Parlamento nel 1896 e nel 1901- si trovava in carcere per scontare una breve pena (una riunione non autorizzata); ma uscì dal carcere il giorno stesso in cui scoppiò lo sciopero generale e si recò a presiedere l’assemblea.
I fuochisti scesero poi in corteo lungo l’Acquedotto e giù per Corso Italia (allora Contrada del Corso) sino a raggiungere Piazza Grande sotto al palazzo del Lloyd. Mentre la manifestazione si svolgeva tranquillamente, in Piazza della Borsa la polizia, agli ordini di de Conrad von Hoetzendorf, caricò i dimostranti alla baionetta pare su ordine del luogotenente del Litorale von Goess ed aprì successivamente il fuoco. I manifestanti in fuga verso piazza Verdi vennero accolti a fucilate. Alla fine degli incidenti rimasero a terra quattordici morti e più di una cinquantina di feriti, dei quali una ventina molto gravi. Verso sera vi furono isolati atti di devastazione e numerosi lampioni a gas vennero incendiati da sconosciuti che la stampa e la polizia definì “teppa”. Alla fine della giornata si diffuse in città la notizia che il giudizio degli arbitri scelti dal Lloyd e dagli scioperanti aveva accolto in pieno le richieste dei fuochisti: pagamento dello straordinario, orario di lavoro di dieci ore durante la permanenza nei porti e di otto ore durante la navigazione, drastica riduzione dei turni di guardia notturna durante le soste dei piroscafi nel porto. Ma la sigla definitiva dell’ accordo risulterebbe essere avvenuta alcuni giorni dopo. Infatti il giorno seguente -era allora sindaco Scipione Sandrinelli- venne proclamato lo stato d’assedio in tutta Trieste (con sospensione del diritto di riunione e di manifestazione) che rimase in vigore per alcuni giorni. Si tenga conto che si scioperava allora per abrogare norme che sopravvivevano dall’epoca Teresiana (!), con straordinari non pagati e l’obbligo di restare a bordo in talune circostanze. Le tragiche giornate triestine furono seguite da grandi manifestazioni di solidarietà da parte operaia e socialista a Vienna, Praga, Trento, Pola. Il governo parlò di una congiura “anarchica”, anche se mancano elementi oggettivi che provino tale tesi ufficiale. Nei giorni successivi la polizia diede a Trieste una caccia spietata agli anarchici, forte anche del fatto che un militante anarchico aveva preso la parola durante il comizio al Politeama Rossetti inneggiando allo sciopero generale quale prima tappa sulla via della insurrezione generale.
Nel 1976 la Compagnia di Teatro triestina “La Contrada” presentò uno spettacolo intitolato “A casa tra un poco”, scritto a quattro mani da Roberto Damiani e Claudio Grisancich, nel quale venivano ripercorse in modo altamente epico le drammatiche vicende del primo grande sciopero cittadino.
Nel centenario dei sanguinosi fatti del 1902 è uscita una riedizione del volume edito in occasione dell’ ottantesimo anniversario intitolato “1902 – 2000 La lotta dei fuochisti del Lloyd Austriaco”, edito dalla Tipo / Lito Astra di Trieste per conto dell’ allora Istituto Regionale di Studi e Ricerche della CGIL del F.V.G. (oggi Istituto “Livio Saranz”). La riedizione è stata curata da Massimo Gobessi.









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