lo scippo della costa dei barbari - conquista sociale degli anni sessanta
Nel buio freddo dell’inverno, quasi lo scippatore che si frega la borsetta della vecchietta, l’amministrazione del comune di Duino Aurisina annuncia, con un laconico comunicato, un “rappel à l’odre” per la Costa dei Barbari: conquista sociale e collettiva dagli anni sessanta di un luogo abbandonato, dove ogni estate e per generazioni, normali cittadini d’ambo sessi, han preso possesso degli sassi scomodi della battigia, per prenderci il sole nudi, così come la natura ha concepito l’essere umano, che non deve portar vergogna delle sue fattezze.
Rosanna Valente di Trieste, prende posizione a supporto del “ritorno all’ordine” del sindaco e racconta, nella sua lettera al Piccolo del 22 gennaio, che negli anni settanta, da bambina assieme ai suoi “costumati” genitori, è stata sfrattata dall’acqua cristallina dai nudisti, descritti quali “barbaro” esercito, oppressore ed oppressivo, apparso del tutto improvvisamente.
Non è vero, perché il fenomeno era già nato il decennio precedente e forse prima ancora. In forma sporadica all’inizio, data la difficoltà di raggiungere il luogo, per sentieri agevoli solo alle capre. Negli anni sessanta ci si avventuravano pochissime persone, che si mettevano assai distanti l’una dall’altra, coperte dalla visuale dei vicini per via degli scogli affioranti, tali da consentire di togliere ogni indumento per ricevere il bacio del sole, piacevolmente e sul corpo intero.
Così tutti si toglievano anche le mutande, in un modo di essere e stare, forse evoluzione del fenomeno dei bagni separati di Trieste, dove le donne, da tempi semi-asburgici ormai, se ne stanno in topless, ancora vietato in quasi tutto il mondo e pure in Brasile oggi.
Nudi si sta bene. Era lei, la Rosanna coi suoi genitori, a trovarsi fuori luogo lì…
Recentemente il sindaco di Duino, Giorgio Ret, ha comunicato che nel caso si faccia la città metropolitana di Trieste, avrebbe chiesto l’annessione alla provincia di Gorizia, per garantire l’indipendenza della sua Duino.
Da goriziano, spero proprio non si faccia la città metropolitana.
Così ché il bacchettone Ret, che evidentemente non ama l’integrale, se ne resti lì, nel suo borgo alla periferia triestina, al quale non pare basti l’imminente colata edilizia sulle coste della baia di Sistiana, coll’imprimatur del “grande cementificatore”, l’architetto Enzo Piano, solo temporaneamente rinviata per la crisi economica mondiale.
Secondo l’amministrazione, per il bene del comune di Duino Aurisina, anche i “grembani” della Costa dei Barbari vanno “riorganizzati” e quindi tolti ai naturisti, persone che non consumano e non spendono, di grave danno perciò, alla comunità duinese.
Vivamente si spera, che presto si costituisca un comitato, capace di organizzarsi per chiedere l’asservimento giuridico della zona agli “usi civici”, per usucapione, a favore di tutti gli abitanti della Regione -tutti- che da mezzo secolo ormai la frequentano, proprio per poterci stare semplicemente al sole, nudi e a gratis, ancorché su sassi scomodi…
Diego Kuzmin – Gorizia
lì, 31 gennaio 2010
(Foto di Diego Kuzmin)








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