Trieste. Il consigliere regionale Igor Kocijančič interviene, tramite un comunicato giunto in redazione, sul problema sollevato dal segretario dell’Unione slovena Damijan Terpin. Quest’ultimo, sulle colonne de Il Piccolo di ieri – mercoledì 27 gennaio- aveva lamentato la presenza di alunni italiani nelle scuole con lingua d’insegnamento slovena: “I nostri bambini a ricreazione parlano italiano – aveva dichiarato l’esponente della Slovenska Skupnost, proponendo – perché piuttosto non si insegna lo sloveno nelle scuole italiane?”.
Una questione “mal posta e mal risposta” secondo Igor Kocijančič. Mal posta perché: “l’introduzione dell’insegnamento dello sloveno anche negli istituti scolastici con lingua d’insegnamento italiana é indubbiamente interessante e da incoraggiare ulteriormente”. Ma, chiarisce il presidente del gruppo consigliare della Lista Arcobaleno, la questione: “non può essere posta su basi rivendicative e di “risarcimento”, bensì in base al semplice ragionamento, proprio delle comunità più civilmente evolute, che è giusto conoscere quella che a Trieste, Gorizia e nel cosiddetto Friuli orientale è, a tutti gli effetti, lingua d’ambito, oltre che essere lingua comunitaria da almeno un lustro”.
Il “mal risposta” è invece riferito alle reazioni che la proposta di Terpin ha suscitato tra i politici. Ancora secondo Kocijančič, le posizioni dei colleghi sono “datate, inopportune ed inadeguate, indipendentemente dai versanti di provenienza, perché ispirate e orientate quasi tutte da retaggi del passato”.
Il comunicato di Kocijančič termina con una constatazione:
Oggi però molti italiani scelgono non solo di iscrivere i propri figli alle scuole con lingua d’insegnamento slovena, ma addirittura di risiedere in Slovenia, di trasferire lì la propria attività lavorativa, e probabilmente la maggior parte di queste persone dovrebbe tendere all’integrazione ed all’utilizzo di ulteriori opportunità, anche di prospettiva, finora niente affatto scontate.
La risposta sarebbe la cosiddetta quota d’autonomia, ovvero quella percentuale di didattica (che va dal 20 al 30% delle ore d’insegnamento) a discrezione degli istituti scolastici. “Questa dovrebbe essere la base del ragionamento da suggerire ai dirigenti scolastici – conclude Kocijančič – di prevedere, nell’ambito dell’autonomia scolastica, l’introduzione dell’insegnamento dello sloveno nelle scuole di queste zone”.







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