Trieste Il Presidente di “Un’altra Trieste”, Franco Bandelli, esprime il suo dissenso al progetto di inserire un Mc Donald’s nella nuova galleria Tergesteo. “Non possiamo pensare che un fast food possa trovare spazio in una delle più belle gallerie d’Europa” scrive, in un comunicato arrivato in Redazione, l’ex assessore ai lavori pubblici che spiega: “Manifesterò il mio dissenso e mi impegnerò a raccogliere quello di chi come me ama questa città, non per semplice protesta, non per la solita stantia e paralizzante logica del ‘no se pol’, ma per dire forse più banalmente, ma con molta chiarezza, che si può avere un’idea diversa per questa città che non sia la sua svendita al miglior offerente”.
Il testo completo dell’intervento di Franco Bandelli.
“Premettendo che nulla si ha contro i fast food, a parte i personali e soggettivi gusti alimentari che potrebbero orientare verso altre tipologie di cucina, suscita non poco stupore l’ipotesi che nel cuore della nostra città, in quello che dovrebbe essere il suo “salotto buono”, si possa pensare di inserire il ristorante di una delle più note catene di fast food del mondo.
Nel rispetto del libero mercato e della piena disponibilità dei beni di cui ogni proprietario deve godere, non ci si può però esimere dal manifestare la più netta contrarietà di fronte a scenari in cui questo sacrosanto diritto collide in maniera così vistosa, con l’altrettanto irrinunciabile prerogativa che una città ha, di godere dei suoi spazi più prestigiosi senza che questi siano stravolti dal loro consueto assetto e dalla loro originaria vocazione.
Una città che in altre occasioni è stata pronta a mobilitarsi contro necessari progetti di riqualificazione urbana che avevano il solo torto di mettere in discussione la collocazione di qualche albero; una città pronta a scendere in piazza se motivi di decoro urbano suggerivano correttamente lo spostamento di qualche panchina; una realtà nella quale taluni sono pronti a stracciarsi le vesti se si immagina di creare ponti dove questi non esistono così come accade nelle città che hanno realmente una visione di futuro (vedi l’esempio della nostra gemellata città di Graz, dove l’esistenza di altri ponti non ha impedito la progettazione di un avveniristico collegamento fra le due sponde del fiume Mur che l’attraversa) non può – credo – rimanere in silenzio se il destino di uno dei suoi pezzi più pregiati viene ipotecato sull’altare della logica del tutto è permesso purché si paghi.
Ecco perché, come sempre abbiamo ritenuto, quando si parla del domani di questa città, quando si afferma di averne a cuore il suo destino, la retorica deve lasciare spazio ad una concreta visione delle cose.
Crediamo davvero che Trieste abbia nel suo futuro la valorizzazione del suo patrimonio artistico? Allora non possiamo pensare che un fast food possa trovare spazio in una delle più belle gallerie d’Europa.
Siamo realmente convinti che questa città debba preservare le sue “vetrine” più significative per lasciare a coloro che la visitano un ricordo che ne lasci traccia nel tempo? Siamo davvero capaci di difendere il diritto di una città a vivere ogni giorno la sua bellezza senza dover temere che qualcuno possa credere di trasformare un luogo così suggestivo e storicamente così significativo, nell’atrio di un fast food?
Io lo sono, ed è per questa ragione che manifesterò il mio dissenso e mi impegnerò a raccogliere quello di chi come me ama questa città, non per semplice protesta, non per la solita stantia e paralizzante logica del “no se pol”, ma per dire forse più banalmente, ma con molta chiarezza, che si può avere un’idea diversa per questa città che non sia la sua svendita al miglior offerente.







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