Non è chiuso l’affaire vignette. Mentre la Commissione Europea sta per revocare il procedimento di infrazione contro Ljubljana, il Comune di Trieste ha incaricato l’avvocato Paolo Sardos Albertini di studiare il caso dal punto di vista giuridico. Albertini, noto nazionalista italiano, crede che ci si possa appellare alla legislazione del Trattato di Osimo per permettere a chi vive sul confine italiano di non pagare la ‘vinjeta’.
La vicenda ha inizio il 1 luglio del 2008 quando la Slovenia impone l’obbligo di applicare dei bollini ai parabrezza delle auto che percorrono le autostrade o le strade a scorrimento veloce della Repubblica. Un anno dopo, il 1 luglio 2009, le tariffe sono ritoccate al rialzo: 15 euro per il lasciapassare settimanale, 30 euro per quello mensile e 95 per l’annuale. Per le moto le cifre vanno dimezzate. Continuando sui numeri, sarebbero circa 80 milioni gli euro finiti nella cassa della Dars – la società che gestisce le autostrade slovene – grazie alle multe inflitte ai trasgressori.
Secondo l’avvocato Albertini, intervistato il 1 ottobre da Radio Punto Zero, la vignetta “è una violazione clamorosa e esplicita”. Il riferimento è a due princìpi in particolare.
In primis l’agevolazione della libera circolazione tra le popolazioni di quest’area che, a detta dell’avvocato, sarebbe stata prevista da Italia e Jugoslavia tramite degli accordi, rispetto ai quali è subentrata la Repubblica Slovena. Quest’ultima aveva negato la presenza nel Trattato di Osimo di dettami specifici. “Non si tratta di individuare una norma specifica che dica è vietata la vignetta o che dica è vietato il pedaggio – spiega, invece, l’avvocato Alberti, aggiungendo – bisogna considerare il sistema normativo che prevede un trattamento di favore per la circolazione delle persone residenti in quest’area”. Nell’accordo economico, allegato al trattato di Osimo, si confermerebbe un regime di comunicazione delle merci e delle persone, già costituitosi con la firma della pace e il successivo memorandum d’intesa del 1954. Da allora, nel rapporto tra i due governi confinanti si sarebbe evitato di procedere a misure unilaterali, almeno fino al caso delle famigerate vignette. “Concretamente questo favore alla circolazione ha trovato applicazione nel collegamento dell’autostrada Trieste-Venezia con i punti confinari” spiega ancora Alberti, adducendo come “vi sia una disposizione esplicita da parte del governo italiana che non prevede pedaggi per questo collegamento”. E di fatto, la grande viabilità triestina non prevede costi per i vicini sloveni.
Il secondo principio trascurato da Lubiana sarebbe quello della reciprocità, presente nel successivo accordo bilaterale di Udine. “Se l’Italia non ha applicato il pedaggio, la Slovenia dovrebbe fare altrettanto” afferma Alberti, indicando nell’aumento delle tariffe un atto “nel segno dell’antipatia che dovrebbe essere dominio dei singoli e non di uno Stato”.
Non si tratta di una questione di soli quattrini, conclude l’avvocato incaricato dal Comune. “Ho avuto la percezione che questa vicenda sia percepita come un comportamento che, combinando arroganza e ingiustizia, va ad inclinare i buoni rapporti tra Italia e Slovenia”.
Uno spiraglio risolutorio è sembrato aprirsi pochi giorni fa, quando il segretario di Stato sloveno, in una missiva di risposta indirizzata alla presidente della Provincia, Maria Teresa Bassa Poropat, ha dichiarato: “Stiamo attualmente valutando la possibilità menzionata nella Sua nota, al fine di garantire anche alla popolazione residente nella Provincia di Trieste il transito gratuito sul determinato territorio della Repubblica di Slovenia secondo i principi di reciprocità». Ma, proprio oggi (lunedì 12 ottobre) il Piccolo riferedosi a delle indiscrezioni trapelate dalla Commissione trasporti di Bruxelles, anticipa una probabile chiusura del provvedimento nei confronti di Ljubljana. Il che significherebbe il mantenimento dello status quo sulle vignette e la fine della retorica sulla reciprocità.







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