(venerdì 25 settembre 2009)
Il treno diretto Trieste – Milano di questa mattina si guasta. E lascia i passeggeri, tra cui me, in una stazioncina vicino a Verona: un’ora e mezza dopo l’orario di arrivo previsto nel capoluogo lombardo.
Eravamo partiti da Trieste alle 6.35 e saremmo dovuti arrivare alle 11 a Milano. Dopo tre ore di estenuante attesa col treno fermo in mezzo alla pianura veneta, un locomotore sarebbe riuscito a spingere il Cisalpino ‘col freno rotto’ fino alla stazione di San Bonifacio.
«Due volte che faccio servizio su questo treno, due volte che fa ritardo», mi racconta all’inizio della mattina la barista del Cisalpino. A me, che mi gioco la pazienza al bar con il Mac, aspettando che il treno riparta dopo l’improvvisa sosta in mezzo al nulla. Sono le 9.30. «Offriamo una bibita per scusarci del ritardo», è l’annuncio amplificato nelle carrozze dopo la prima ora di attesa. Ma il tempo passa, l’ironia sulla cocacola come lenitivo ai nervi e la fila del ‘gratis’ alla cassa fanno sbroccare un incravattato. Partono i «ma lei come si permette».
Incasso il mio ‘crodino’. Negli ultimi tre mesi sui treni e gli aerei che ho preso per andare per lavoro a Milano, Genova e Roma sono di più i mezzi in ritardo che quelli puntuali. Un iscritto alla Lega Nord commenta i miei viperei status su Facebook con un «forse il tuo è l’ultimo treno diretto da Trieste per Milano», riprendendo quella che per ora è una voce non confermata sull’orario invernale delle ferrovie. Voce sulla quale un po’ tutti i politici locali di rilievo hanno già speso parole di condanna contro imprecisati vertici di Trenitalia (facile così).
Alla mezza, il capotreno annuncia: «Informiamo che siamo quasi in arrivo nella stazione di San Bonifacio. […] I viaggiatori diretti a Milano trovano l’interegionale 2098 con fermate a Verona Porta Nuova, Verona Porta Vescovo, Peschiera del garda, Desenzano, Brescia, Rovato, Milano centrale».
Scendiamo tutti alla stazione di San Bonifacio.
Da lì, i più volenterosi, avrebbero raggiunto Milano con altre due ore di treno. Probabilmente attorno alle 15, quattro ore dopo l’orario di arrivo ufficiale. Io torno a Trieste perchè ormai la giornata di lavoro a Milano è andata in fumo.
Il bar di San Bonifacio presenta le facce dell’Italia del 2009. Due italiane che lavorano per un’azienda di Treviso con due consulenti stranieri, che parlano del loro posizionamento ‘corporate’ su Twitter. Una giovane barista, i biondi ricci pieni di gel, che potrebbe scatenare qualche ormonella, serve i clienti indossando una maglia aderente Diesel. Diversi neri che bevono o mangiano qualcosa al bar, di fronte all’allestitore con i giornali, tra cui le copie della Padania e degli altri giornali irregimentati. L’unico giornale non presente è il ‘Fatto Quotidiano’, ultima già deludente speranza di un posto in cui c’è ormai poco da illudersi.
La musica del bar presenta in sequenza solo musica italiana degli anni ’60. Adeguato, per un posto dove i treni arrivano sempre in ritardo e tanti altri disservizi della politica sono immutabili, irriformabili. La gente cambia, le infrastrutture e le strutture del potere no. Che al Governo in Italia ci siano il centrosinistra o Berlusconi e la Lega.








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