L’assessore al Bilancio Giovanni Battista Ravidà è favorevole alla realizzazione del Parco del Mare e cita delle cifre confortanti. Non un’attrazione fine a se stessa, ma una scintilla per dar fuoco alle polveri del rilancio economico: una “infrastruttura turistica”, così l’ha definita l’assessore. Come una strada, utile solo se allacciata ad altro: ad una città che, si spera, vivificata dal turismo, sarà in grado di attirare investimenti e capitali da fuori, e giovani, studenti e lavoratori, che scelgano di trasferirvisi, per la qualità della vita. Abbiamo letto la relazione approvata dal Consiglio comunale e con lui abbiamo scambiato alcune battute.
Investimenti pubblici
Avevamo denunciato su questo blog l’assenza di investitori privati nel progetto. Ravidà sa che «l’elevata entità dell’investimento, la sostanziale rigidità dei costi gestionali e l’elevata sensibilità dei ricavi in funzione al grado di attrazione della struttura, sono alla base dello scarso interesse dei privati» [così nella relazione]. Interrogato, lui stesso ammette che, se gli avessero chiesto d’investire quale dirigente di banca (la sua professione), molto probabilmente avrebbe rifiutato: non si tratta di un investimento immediatamente redditizio. Il Parco del Mare va tuttavia interpretato diversamente, appunto come una “infrastruttura turistica”: ed è per questo che i soldi (45 milioni) li metterà il pubblico. Il Parco del Mare non è il fine, ma solo il mezzo per creare su Trieste curiosità e renderla interessante agli occhi dei turisti prima e degli imprenditori poi.
Situazione attuale
Bisogna infatti rendersi conto di qual è l’attuale situazione di Trieste, e i numeri sono impietosi. La popolazione non attiva è il 53,6% del totale; gli ultrasessantacinquenni costituiscono il 26,15%, a fronte di una media nazionale – già piuttosto alta – del 19,9%. I residenti di età compresa tra gli 0 e i 29, al contrario, rappresentano il 22,7%: in Italia sono il 30,6%. Il risultato è che l’indice di vecchiaia è addirittura del 244%, contro una media nazionale del 141%; l’indice di dipendenza è all’87,2% contro il 51,6%. Tutti dati in crescita negli ultimi cinque anni. Non per nulla abbiamo la propensione all’impresa più bassa fra tutte le province italiane. Ravidà ritiene che bisogna dare una scossa al quadro e fa questo ragionamento: non possiamo permettere l’emigrazione dei giovani. Una popolazione anziana è una popolazione bisognosa di sostegno pubblico; ma senza sviluppo economico è impensabile migliorare il welfare. Scrive Ravidà: «Nei “grandi numeri” di turisti è da prevedere, infatti, che l’accresciuta attrattività potrà ingenerare, in una aliquota di essi, la determinazione di studiare, di risiedere o di investire nella nostra Città».
Chi verrà
Interessante è l’analisi dei flussi turistici. I residenti italiani sono stati divisi per ore d’auto di distanza da Trieste: quelli che abitano al massimo ad un’ora sono 907.000. Si reputa di poterne attirare il 9%, cioè 83.500.
Quelli tra una e due ore sono 2.848.000, su cui si spera di incidere al 5%, cioè su 142.000 di loro.
Poi quelli che stanno tra le due e tre ore, pari a 2.864.000 persone. Se ne possono coinvolgere 79.000, cioè il 3%.
Infine ci sono gli italiani che abitano a quattro ore da Trieste (Milano, Bologna, Bolzano ecc.), in tutto 10.729.000. È ragionevole pensare ad uno 1,8% di interessati al Parco del Mare. Non pochi comunque: si tratta di 196.000 persone.
Agli italiani si aggiungano i residenti stranieri. Si punta al 3% dei carinziani (17.000), al 2% degli stiriani (24.000), al 2% degli sloveni (42.000), allo 0,6% dei croati (28.000).
C’è poi il turismo scolastico. L’obiettivo è il 4,4% degli studenti e scolari del Nordest (67.000) e l’1,1% di quelli del Nord-Ovest (23.500).
Si sono fatte analisi anche sui turisti presenti nel Triveneto: ogni anno si registrano 22 milioni di arrivi con una permanenza media di 4,8 giorni: si stima di raccogliere lo 0,5% di questi, pari a 110.000 unità. È auspicabile che almeno il 20% dei turisti che pernottano a Trieste (290.000) si fermi al Parco del Mare (58.000).
Ultimo obiettivo sono i 9.000.000 di transiti sulla Grande Viabilità: se almeno lo 0,8% deciderà di fare una capatina all’acquario, si tratterà comunque di 72.000 persone. Sommando tutti questi cluster di potenziali visitatori si dovrebbe raggiungere la cifra di 900.000. Letti così, i numeri sembrano verosimili.
Alcuni cenni agli incassi. Il biglietto intero sarà probabilmente di 15 €, relativo alla metà dei visitatori previsti; per i gruppi di 12 €, i bambini di 9 €, le scuole di 8 €, per un prezzo medio di 11,05 €, da incrementare di 0,50 € dal quarto al quinto anno (altri 50 centesimi dal sesto all’ottavo e 60 dal nono al decimo). Dal merchandising è previsto l’introito di 1,44 € pro capite.
Stanti questi numeri, si sono fatte delle stime sugli utili nei primi dieci anni di attività, tenendo conto anche delle spese. Con 900.000 visitatori, al decimo anno il margine operativo lordo potrà essere di 3.842.000 €; con 700.000 di 2.104.000 €. Solo arrivando alla catastrofica soglia di 500.000 biglietti staccati, si scivolerebbe a –19.000 € al decimo anno.
Verranno? Quanti decideranno di fermarsi? Il Parco del Mare è una scommessa aperta.







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